DETTAGLI DIMENTICATI?

L’ introduzione dei reati omicidio stradale e di lesioni personali stradali, avvenuta con la legge 23 marzo 2016 n. 41, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 70 del 24 marzo 2016 e in vigore dal 25 marzo 2016, si iscrive nell’ambito di un intervento normativo più complessivo, ispirato ad implementare, nell’ottica di un evidente, accentuato rigorismo, la normativa sanzionatoria prevista, nel codice penale, in tema di omicidio colposo e lesioni personali colpose commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.

Il legislatore ha inteso operare attraverso lo “scorporo” dell’omicidio e delle lesioni personali colpose stradali, rispettivamente ora disciplinati negli articoli 589 bis e 590 bis del Cp, dalla disciplina generale prevista per le altre ipotesi di colpa, che rimangono punite, rispettivamente, dagli articoli 589 e 590 cp.

L’omicidio stradale “base”.- Il reato di omicidio colposo stradale è ora contemplato dall’articolo 589 bis del Cp, che, al comma 1, prevede la condotta “base” di colui che, per colpa, cagioni la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, sanzionandola con la medesima pena edittale già prevista dal comma 2 dell’articolo 589 del Cp [reclusione da due a sette anni]

La formulazione della norma [“chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”] presenta qualche dubbio interpretativo.

Risulta infatti carente qualsiasi riferimento alla colpa generica che, pure, in astratto potrebbe caratterizzare l’atteggiamento psicologico del responsabile, spesso unitamente a profili di colpa specifica [appunto integrata dalla violazione di determinate norme sulla disciplina della circolazione stradale].

Alcune Procure hanno evidenziato, nelle linee guida ai presenti fini rassegnate, che nonostante l’infelice formulazione della norma, i profili di colpa generica possano comunque essere ricompresi nel riferimento ampio all’avere il soggetto cagionato la morte “per colpa”.

Diversamente opinando, qualora volessero contestarsi anche profili di colpa generica si dovrebbe pervenire alla soluzione, ingiustificatamente penalizzante, di dover contestare, insieme al reato specifico di cui all’articolo 589 bis del Cp, anche – in concorso formale ex articolo 81, comma 1, del Cp il reato di cui all’articolo 589, comma 1, del Cp, con effetti pregiudizievoli dal punto di vista sanzionatorio.

È possibile che il soggetto agente, pur avendo rispettato tutte le regole cautelare tipizzate nel codice della strada, abbia tenuto una condotta imprudente rispetto ad una situazione concreta che richiedeva cautele diverse ed ulteriori. Il classico caso di scuola più volte oggetto di pronunce giurisprudenziali, è quello del pedone che attraversa improvvisamente la strada fuori dalle strisce pedonali

Al riguardo la via seguita dalla giurisprudenza, nella vigenza della previsione di cui all’art. 589 c.2 c.p., era quella di richiamare la regola cautelare violata nella generica regola di prudenza, destinata a tutti gli utenti della strada, e delineata nel principio informatore della circolazione stradale di cui all’art. 140 c.d.s., in cui si chiarisce che “Gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale”.

La scelta del legislatore è all’evidenza quella di ritenere configurabile un addebito colposo, pur a fronte di un trattamento sanzionatorio molto elevato, nei confronti del responsabile dell’incidente che si sia posto alla guida in condizioni psico-fisiche fortemente alterate.

Ciò però non consente di ritenere ormai completamente superata quella giurisprudenza che, in passato, a fronte di incidenti stradali con esiti mortali provocati da conducenti risultati in condizioni psico-fisiche alterate, per l’abuso di alcol e di droga, aveva avuto occasione di ravvisare finanche l’omicidio volontario, sotto il profilo del dolo eventuale.

Ovviamente, non potrebbe contestarsi l’addebito doloso per il solo fatto delle condizioni psico-fisiche alterate.

Infatti, perché possa contestarsi l’omicidio doloso occorrerebbe la rigorosa dimostrazione della sussistenza, nella condotta dell’agente, dei presupposti del “dolo eventuale”, avendo a tal fine riguardo agli insegnamenti della più recente ed accreditata giurisprudenza di legittimità, che, sul punto, ha ricostruito i presupposti del dolo eventuale e gli elementi distintivi rispetto alla colpa cosciente [cfr. Sezioni unite, 24 aprile 2014, Espenhahn ed altri].

In proposito, si è sostanzialmente affermato che il dolo eventuale ricorre quando l'agente si sia chiaramente rappresentata la significativa possibilità di verificazione dell'evento concreto e ciò nonostante, dopo aver considerato il fine perseguito e l'eventuale prezzo da pagare, si sia determinato ad agire comunque, anche a costo di causare l'evento lesivo, aderendo ad esso, per il caso in cui si verifichi; ricorre, invece, la colpa cosciente quando la volontà dell'agente non è diretta verso l'evento ed egli, pur avendo concretamente presente la connessione causale tra la violazione delle norme cautelari e l'evento illecito, si astiene dall'agire doveroso per trascuratezza, imperizia, insipienza, irragionevolezza o altro biasimevole motivo.

In questa prospettiva, allora, non è concettualmente esclusa la configurabilità dell’addebito a titolo di dolo, attraverso la valorizzazione delle anzidette circostanze fattuali; cfr., per esempio, Sezione I, 26 marzo 2015, El Maharzi, che, in linea con i principi delle Sezioni unite, in una fattispecie in cui il reato di omicidio volontario assistito da dolo eventuale era stato contestato a carico del conducente di un veicolo responsabile di un incidente stradale con esito mortale per un pedone, ha ritenuto motivata la decisione di condanna affermativa della sussistenza del dolo, ove si erano valorizzate plurime circostanze dimostrative del dolo eventuale: la condotta di guida dell’imputato, che sotto l’effetto dell’alcool, era fuggito ad alta velocità non rispettando l’alt impostogli da una pattuglia della polizia municipale; la velocità tenuta durante la fuga, superiore del 100%, a quella consentita nel centro abitato; la durata della condotta illegittima tenuta, ossia della fuga; la replica delle violazioni alle regole della circolazione; la fuga dopo l’investimento, senza preoccupazioni per la sorte della vittima; lo scopo della fuga, ravvisato nella volontà di sottrarsi alle conseguenze della guida imprudente e sotto l’effetto dell’alcool; l’apprezzata probabilità di un incidente come quello verificatosi, attestata anche dal precedente tentativo di investimento del personale della polizia che gli aveva intimato di fermarsi per il controllo.

La pena per l’omicidio stradale “base” è rimasta immutata rispetto alla previgente disciplina contenuta nel comma 2 dell’articolo 589 del Cp [da due a sette anni di reclusione], a sua volta frutto degli interventi aggravatori realizzati, nel tempo, con la legge 21 febbraio 2006 n. 102 e, poi, con la legge 24 luglio 2008 n. 125.

Si tratta di limiti edittali che consentono l’arresto facoltativo in flagranza (articolo 381 del Cpp) e, nella ricorrenza delle altre condizioni di legge (in primo luogo il “fondato pericolo di fuga”), il fermo di indiziato di delitto (articolo 384 del Cpp).

L’intervento più significativo ha riguardato, peraltro, la disciplina sanzionatoria dei fatti commessi da soggetti sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti.

Il legislatore ha voluto contrastare, con l’elevazione della risposta sanzionatoria, il fenomeno degli incidenti stradali commessi da persone in condizioni psico-fisiche alterate derivanti dall’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti.

Si è così introdotta, nel nuovo comma 2 dell’articolo 589 bis del Cp, una nuova circostanza aggravante speciale ad effetto speciale [per la quale è prevista la pena della reclusione da otto a dodici anni] per l’ipotesi in cui l’omicidio “stradale” sia commesso: a) da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del codice della strada, ossia da soggetto nei cui confronti sia stato accertato il superamento del tasso alcolemico di 1,5 g/l; ovvero b) da soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.

L’aggravante previgente, seppure con limiti edittali ridotti, era applicabile a “chiunque” avesse provocato la morte di una persona con violazione delle norme sulla circolazione stradale, ora l’aggravante è applicabile solo al conducente di un “veicolo a motore”. 

Sicchè, nei confronti degli utenti della strada, diversi dal conducente di un veicolo a motore, che avessero provocato l’incidente mortale nella condizioni di grave alterazione di che trattasi, essendo stato abrogato il comma 3 dell’articolo 589 del Cp, potrebbe solo contestarsi l’ipotesi “base” di cui al comma 1 dell’articolo 589 bis del Cp.

L’aggravante speciale de qua presuppone, per poter essere riconosciuta, l’accertamento positivo dell’effettivo tasso alcolemico, che deve essere superiore al limite di 1,5 grammi per litro, ovvero dello stato di alterazione derivante dall’uso di sostanze stupefacenti.

Si possono creare problemi di accertamento nel caso di rifiuto a sottoporsi al test alcolemico o a quello volto a verificare l’assunzione di droghe.

E’ pur vero che il rifiuto ingiustificato esporrebbe il conducente a responsabilità penale [articoli 186, comma 7, e 187, comma 8, del codice della strada], ma ciò non basterebbe a fondare “probatoriamente” l’illecito aggravato.

Si è intervenuti sul disposto degli articoli 224 bis e 359 bis del Cpp, che disciplinano, come è noto, la possibilità per l’autorità giudiziaria di sottoporre il soggetto “coattivamente” al prelievo di liquidi biologici o ad accertamenti medici. Tali disposizioni sono state estese, per quanto interessa, al reato di omicidio stradale previsto dall’articolo 589 bis del Cp [oltre che al reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime di cui all’articolo 590 bis del Cp].

La disciplina estensiva pare però di presumibile scarsa utilità per quanto riguarda la disciplina della perizia disposta dal giudice [articolo 224 bis del Cpp], anche in ipotesi a seguito di incidente probatorio [cfr. articolo 392, comma 2, del Cpp, che richiama l’articolo 224 bis]: infatti, la tempistica richiesta per l’espletamento di tale attività risulta difficilmente compatibile con l’urgenza imposta dall’accertamento sullo stato di alterazione che qui interessa.

Si è intervenuti sul disposto degli articoli 224 bis e 359 bis del Cpp, che disciplinano, come è noto, la possibilità per l’autorità giudiziaria di sottoporre il soggetto “coattivamente” al prelievo di liquidi biologici o ad accertamenti medici. Tali disposizioni sono state estese, per quanto interessa, al reato di omicidio stradale previsto dall’articolo 589 bis del Cp [oltre che al reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime di cui all’articolo 590 bis del Cp].

La disciplina estensiva pare però di presumibile scarsa utilità per quanto riguarda la disciplina della perizia disposta dal giudice [articolo 224 bis del Cpp], anche in ipotesi a seguito di incidente probatorio [cfr. articolo 392, comma 2, del Cpp, che richiama l’articolo 224 bis]: infatti, la tempistica richiesta per l’espletamento di tale attività risulta difficilmente compatibile con l’urgenza imposta dall’accertamento sullo stato di alterazione che qui interessa.

Va piuttosto soffermata l’attenzione sulle attività che possono essere compiute “coattivamente”.

La disciplina dei prelievi coattivi, in quanto derogatoria dei principi costituzionali di cui all’articolo 13 Cost, va interpretata in modo rigoroso e non estensivo.

Ciò significa che la predeterminazione per legge [imposta dall’articolo 13 della Costituzione] dei “modi” con cui può procedersi al prelievo coattivo [“prelievo di capelli, di peli o di mucosa del cavo orale”] non è da ritenersi meramente esemplificativa, bensì tassativa. Onde non sarebbe legittimo imporre il “prelievo ematico” [non ricompreso espressamente tra quelli “autorizzati”], che, pure, in casi del genere, è lo strumento più affidabile per accertare l’alterazione psico-fisica indotta dall’abuso di alcool o di droghe.

Questa sarebbe l’unica soluzione interpretativa rispettosa dell’articolo 13 della Costituzione, anche alla luce dei principi dettati dalla fondamentale sentenza della Corte costituzionale 9 luglio 1996 n. 238, laddove si è affermato che il prelievo ematico comporta certamente una restrizione della libertà personale, quando se ne renda necessaria l’ “esecuzione coattiva”, perché la persona sottoposta all'esame peritale non acconsente spontaneamente al prelievo, ed è una restrizione che non solo interessa la sfera della libertà personale, ma la travalica perché, seppur in minima misura, invade la sfera corporale della persona, pur senza di norma comprometterne, di per sé, l'integrità fisica o la salute (anche psichica), né la sua dignità, in quanto pratica medica di ordinaria amministrazione.

Nel caso di prelievo ematico sollecitato al di fuori di specifiche ragioni sanitarie,  in linea con la giurisprudenza più accreditata, deve ritenersi che, se i sanitari abbiano ritenuto di non sottoporre il conducente a cure mediche ed a prelievo ematico, la richiesta degli organi di polizia giudiziaria di effettuare l’analisi del tasso alcolemico e/o sulla presenza di principi attivi stupefacenti per via ematica presupporrebbe sempre l’avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia, in mancanza del quale si configura una nullità a regime intermedio, non più deducibile, secondo le regole generali, [solo] “dopo la deliberazione della sentenza di primo grado”, alla stregua di quanto previsto dall’articolo 180 del Cpp, richiamato dall’articolo 182, comma 2, secondo periodo, del Cpp (di recente, Sezione IV, 23 ottobre 2015, Carminati; in precedenza, autorevolmente, Sezioni unite, 29 gennaio 2015, Proc. gen. App. Venezia in proc. Bianchi).

La disciplina di rigore introdotta non è quindi compiutamente esaustiva con riferimento alla tematica proprio dell’accertamento dello stato di alterazione, non risultando possibile procedere “coattivamente” ad accertamenti ematici, al di fuori delle necessità mediche, anche in presenza di un eventuale intervento dell’autorità giudiziaria.

Sono consentiti coattivamente solo prelievi sui liquidi biologici, rientranti nel paradigma normativo dell’articolo 224 bis del Cpp, richiamato anche dall’articolo 359 bis del Cpp.

Ciò potrebbe porre qualche difficoltà probatoria in ordine alla sussistenza dell’aggravante.

Infatti, questa è costruita dal legislatore non facendo generico richiamo alla condizione di ebbrezza alcolica o allo stato di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di alcool o di sostanze stupefacenti, ma a con esplicito richiamo alla configurabilità dei presupposti delle fattispecie contravvenzionali previste dagli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del codice della strada.

Occorre cioè la prova, con riguardo all’alterazione derivante da abuso di alcool, del superamento della soglia alcolemica di 1,5 g/l , e con riguardo all’abuso di droghe, dello stato di alterazione psico-fisica provocata dall’assunzione di sostanze stupefacenti.

In entrambe le situazioni è necessario un preciso riscontro di natura tecnica, per la configurabilità delle contravvenzioni e, per quanto interessa, a fortiori, per la ravvisabilità dell’aggravante, costruita sul proprium delle fattispecie contravvenzionali.

Ne deriva conferma che, per poter configurare l’ipotesi più grave della contravvenzione e, conseguentemente, l’ipotesi aggravata di omicidio stradale, è essenziale per la dimostrazione del superamento della soglia di cui alla lettera c) la presenza di un riscontro di natura tecnica, rappresentato dall’alcoltest o da altro accertamento tecnico in grado di quantificare il tasso alcolemico: la relativa mancanza non è efficacemente aliunde surrogabile, non bastando l’aspecifica testimonianza degli organi di polizia.

Analoghe considerazioni valgono per la guida sotto in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti.

La contravvenzione di cui all’articolo 187 del codice della strada, secondo pacifico orientamento giurisprudenziale, in quanto integrata dalla condotta di guida “in stato di alterazione psico-fisica determinato dall’assunzione di sostanze” e non già dalla mera condotta di guida tenuta dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti, richiede, ai fini del giudizio di responsabilità, che sia provata non solo la precedente “assunzione” di sostanze stupefacenti, ma anche che l’agente abbia guidato in stato di alterazione causato da tale assunzione.

In altri termini, se la fattispecie risulta integrata dalla concorrenza di due elementi [l’assunzione della droga e lo stato di alterazione], si tratta di elementi che possono essere dimostrati in modo diverso. Quanto al primo, per espressa indicazione normativa, è necessario l’accertamento sui liquidi biologici del conducente: il disposto del comma 3 dell’articolo 187 del codice della strada, del resto, è in tal senso univoco. Quanto al secondo, invece, trattandosi di un elemento obiettivamente rilevabile, per la dimostrazione possono valere anche indici sintomatici [cfr. Sezione IV, 5 luglio 2013, El Ketani; nonché, Sezione IV, 31 gennaio 2013, Sfregola].

Anche in questo caso, quindi, è essenziale il contributo di una verifica tecnica, per fondare la fattispecie contravvenzionale e, per quanto interessa, l’ipotesi aggravata di che trattasi.

La lettura congiunta degli artt. 224 bis e 359 bis c.p.p. mostra che l’intenzione del legislatore era quella di consentire l’accertamento, anche coattivo, dello stato di ebbrezza. Infatti la legge n. 41/2016, da un lato, ha voluto espressamente inserire, nell’art. 224 bis, co. 1, c.p.p., tra i reati per cui può essere ammessa l’esecuzione coattiva di atti restrittivi della libertà personale, anche il 589 bis e il 590 bis c.p. e, dall’altro lato, ha inserito un nuovo comma, il 3 bis, nell’art. 359 bis c.p.p., il quale, disciplinando le modalità di esecuzione del prelievo coattivo di campioni biologici per l’accertamento dei predetti reati, di fatto ha inserito indirettamente il prelievo ematico forzoso tra i modi attraverso i quali è possibile operare un restringimento della libertà personale.

Prima della novella del 2016 la giurisprudenza era univocamente orientata nel senso di ritenere in caso di omicidio colposo o di lesione colposa e di contemporanea violazione delle norme sulla circolazione stradale, non si configurabile un’ipotesi di reato complesso, ma un mero concorso tra il delitto e la contravvenzione, con conseguente inapplicabilita' della disposizione di cui all’art. 84 cod. pen. (cfr. sez. 4, n. 46441 del 03/10/2012, Rv. 253839).

L’indirizzo interpretativo sopra indicato faceva leva sul presupposto che la circostanza aggravante prevista dall’art. 589 c.p., comma 3, (vigente all’epoca dei fatti) non riguardava solo i conducenti di un veicolo in stato di ebbrezza alcolica ma anche tutti quei soggetti i quali "pur non direttamente impegnati nella fase della circolazione intesa come guida di un veicolo, sono tuttavia anch’essi obbligati al rispetto di norme relative alla disciplina della circolazione stradale, a garanzia della tutela degli utenti della strada; ad esempio: 1) il pedone, in relazione all’art. 190 C.d.S.; 2) il soggetto responsabile della predisposizione - e del controllo in loco delle misure di protezione e delle adeguate segnalazioni per la presenza di un cantiere sulla strada, in relazione all’art. 21 C.d.S. ed all’art. 31 reg. C.d.S.; 3) l’istruttore di guida, in relazione all’art. 122 C.d.S." (cfr. sez. 4, n. 19167 del 19/04/2016).

La formulazione della novella del 2016 ha, evidentemente, ricondotto le ipotesi aggravate al momento della "guida", individuando esplicitamente, come agente, chiunque si ponga "alla guida di un veicolo a motore"; cio', a differenza delle ipotesi-base (artt. 589-bis, comma 1, e 590-bis, comma 1, cod. pen., per le quali destinatario del precetto e' "chiunque cagioni per colpa (...) con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale....)".

                  In altri termini le nuove fattispecie aggravate sono applicabili solo al "conducente di un veicolo a motore" e non anche, per esempio, a chi cagioni la morte (o le lesioni) di un pedone guidando una bicicletta in stato di ebbrezza.” (Cass. 18 gennaio 2017, n. 2403.)

E’ stata ancora introdotta una ulteriore fattispecie aggravata, nel comma 3 del nuovo articolo 589 bis del Cp, punita da otto a dodici anni di reclusione con riferimento al conducente di un veicolo a motore che risulti in stato di ebbrezza alcolica con tasso alcolemico superiori a 0,8 g/l, ma non superiore a 1,5 g/l [è l’ipotesi di cui all’articolo 186, comma 2, lettera b), del codice della strada], rientrando in specifiche categorie [coloro che esercitano professionalmente l’attività di trasporto di persone e di cose; conducenti di autoveicoli, anche con rimorchio, di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t; conducenti di autobus e di altri autoveicoli destinati al trasporto di persone, il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, è superiore ad otto; conducenti di autoarticolati e di autosnodati].

Un’ulteriore aggravante speciale è stata introdotta nel comma 4 dell’articolo 589 bis del Cp, prevedendosi la pena della reclusione da cinque a dieci anni in caso di omicidio stradale commesso da conducente di veicolo a motore che risulti in stato di ebbrezza alcolica con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l ma non superiore a 1,5 g/l [è l’ipotesi contravvenzionale di cui all’articolo 186, comma 2, lettera b), del codice della strada, che costituisce la prima ipotesi di rilevanza penale dell’abuso di alcool, dopo la depenalizzazione dell’ipotesi di cui alla precedente lettera a)].

Nel successivo comma 5 dello stesso articolo 589 bis del Cp la medesima pena [da cinque a dieci anni di reclusione] è estesa ad ulteriori ipotesi aggravate, qualificate dall’avere il conducente commesso talune gravi violazioni del codice della strada.

In dettaglio:

-              superamento di specifici limiti di velocità (velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h in un centro urbano ovvero superiore di almeno 50 km/h rispetto alla velocità massima consentita su strade extraurbane);

- attraversamento delle intersezioni semaforiche disposte al rosso o circolazione contromano;

-  effettuazione di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi;

-  effettuazione di sorpassi azzardati (sorpasso di altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua).

La pena prevista per l’omicidio stradale, sia quella per l’ipotesi base che per quelle aggravate, è ulteriormente aumentata se l’autore del reato non ha conseguito la patente o l’ha revocata o sospesa o non ha assicurato il proprio veicolo [articolo 589, comma 6, del Cp].

Per converso, la pena è diminuita “fino alla metà” “qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole” [articolo 589, comma 7, del Cp].
 La formula della norma autorizza la conclusione che la diminuente è correlata certamente al contributo colposo della vittima nell’eziologia dell’incidente, ma non esclude che possa estendersi all’ipotesi della cooperazione colposa o del concorso di cause indipendenti, allorquando cioè, anche a prescindere dalla colpa della vittima, l’incidente sia riconducibile alla condotta di più conducenti.

Al comma 8 dell’articolo 589 bis del Cp è stata aggiornata la disciplina dell’omicidio e/o lesioni personali colposi plurimi [è il caso in cui il conducente, nel medesimo contesto, provochi la morte di più persone ovvero la morte di una o più persone e le lesioni di una o più persone], stabilendosi, in deroga, alla disciplina generale contenuta ora nell’articolo 589, comma 3, del Cp, che il limite massimo di pena [ivi previsto in quindici anni] è quello di diciotto anni.

Le modifiche relative all’omicidio stradale sono specularmente introdotte per le lesioni personali stradali.

L’intervento ha riguardato l’articolo 590 bis del Cp, finora dedicato alla disciplina della comparazione delle circostanze, laddove, ora, scorporandola dall’articolo 590 del Cp, è stata invece trasferita, ridisegnandola, la disciplina sanzionatoria delle lesioni personali stradali gravi e gravissime, commesse con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.

L’articolo 590 del Cp rimane, tuttora, come norma base diretta a sanzionare le lesioni stradali non gravi, né gravissime.

Mentre l’ipotesi di cui all’articolo 590 del Cp, tuttora persistentemente applicabile nei casi di lesioni non gravi, né gravissime, è procedibile a querela di parte, giusta il disposto dell’ultimo comma dello stesso articolo, la nuova fattispecie incriminatrice è procedibile d’ufficio.

Il trasferimento nell’articolo 590 bis del Cp della disciplina delle lesioni gravi e gravissime provocate con violazione delle norme sulla circolazione stradale non è stato automatico quanto al regime sanzionatorio: rispetto alla disciplina già contenuta nell’articolo 590 del Cp, le sanzioni sono rimaste identiche solo per le lesioni gravissime [da uno a tre anni di reclusione], mentre per le lesioni gravi è stata esclusa la possibilità di applicare la pena alternativa della multa [è prevista solo la pena della reclusione da tre mesi ad un anno].

I nuovi articoli 589 ter e 590 ter del Cp introducono ulteriori specifiche circostanze aggravanti ad effetto speciale, rispettivamente per i reati di omicidio stradale [articolo 589 bis del Cp] e di lesioni personali stradali [articolo 590 bis del Cp], nel caso in cui il conducente responsabile si sia dato alla fuga. In tali ipotesi la pena è aumentata “da un terzo a due terzi” e comunque non può essere inferiore a cinque anni [in caso di omicidio] e a tre anni [in caso di lesioni].

Difetta però qualsivoglia coordinamento sistematico con le ipotesi di omissione di soccorso e di fuga in caso di incidente con danno alle persone disciplinate dal codice della strada [articolo 189, commi 6 e 7, del codice della strada], onde ne va ricostruito il rispettivo ambito di operatività

Pur nell’assenza di adeguato coordinamento normativo, onde evitare un’ingiustificata duplicazione del trattamento sanzionatorio è da ritenere che per i reati di cui agli articoli 589 bis e 590 bis del Cp le ipotesi aggravate conseguenti alla condotta di fuga, disciplinate, rispettivamente, negli articoli 589 ter e 590 ter, costituiscano ipotesi speciali, che escludono l’applicabilità [anche] della normativa generale prevista dal codice della strada.

Quest’ultima potrà utilmente contestarsi solo per le ipotesi non ricomprese nel paradigma normativo degli articoli 589 bis e 590 bis del Cp: ergo, in particolare, in tutti i casi di lesioni non gravi, né gravissime.

L’articolo 590 quater del Cp, riproduce la previgente disciplina derogatoria rispetto all’articolo 69 del Cp in materia di computo delle circostanze, con riguardo sia all’omicidio stradale che alle lesioni colpose stradali gravi e gravissime. In sostanza, viene riproposta una disciplina che limita l’ordinario potere valutativo attribuito al giudice, dall’articolo 69 del Cp, ai fini del giudizio di comparazione tra le circostanze, prevedendosi che, quando ricorrano le nuove circostanze aggravanti “di cui agli articoli 589 bis, commi 2,3,4,5 e 6, 589 ter, 590 bis,commi 2,3,4,5 e 6,e 5 90 ter del Cp”, le concorrenti circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 (fatto commesso dal minore imputabile) e 114 del Cp (contributo di minima importanza del concorrente nel reato; minorazione psichica della persona determinata a cooperare nel reato), non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti, e, per espressa previsione normativa, le diminuzioni si operano sulla quantità di pena determinata ai sensi delle predette circostanze aggravanti.

L’articolo 157, comma 6, cp, stabilisce il raddoppio dei termini di prescrizione di taluni reati, tra cui, per quanto interessa, l’omicidio colposo, ex art. 589 bis c.p.

L’articolo 406, comma 2 ter, del Cpp, per quanto interessa, non consente più di una proroga dei termini di durata delle indagini relative ai reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali gravi e gravissime [articoli 589 bis e 590 bis del Cp]. Così, il disposto dell’articolo 416, comma 2 bis, del Cpp, in forza del quale, per il reato di omicidio colposo stradale, la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero deve essere depositata entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari. Conseguentemente, l’articolo 429, comma 3 bis, del Cpp, prescrive che tra la data del decreto di rinvio a giudizio e la data fissata per il giudizio non può intercorrere un termine superiore a sessanta giorni.  Con riferimento al reato di lesioni personali stradali gravi e gravissime, si prevede che il decreto di citazione a giudizio deve essere emesso entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari [articolo 552, comma 1 bis , del Cpp] e che la data di comparazione in udienza deve essere fissata non oltre novanta giorni dalla emissione del decreto di citazione [articolo 552, comma 1 ter , del Cpp].

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